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PUNTI DI VISTA

Si è appena guadagnato la menzione dčonore conferitagli da una giuria di altissimo livello nella sezione moda al Premio della Qualità Creativa in Fotografia Professionale, concorso indetto dallčAssociazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual. Matteo Cherubino, trentčanni, comasco trasferitosi a Milano per ragioni professionali, ci racconta cosa significa lavorare su un set di moda, a contatto con modelle più o meno facili da ritrarre, tra una redazione e lčaltra, per magazine patinati o riviste indipendenti, dopo anni di assistenza a grandi nomi quali Maria Vittoria Backhaus e Gian Paolo Barbieri.

łCome in ogni professione occorre non solo la capacità tecnica ma anche essere al momento giusto nel posto giusto. E nella moda questo vale forse più che in ogni altro campoČ. Già, la vita per un fotografo di moda non
è sicuramente tra le più facili, "colpa anche del digitale che ha creato molta più concorrenza". Qual è quindi il segreto per emergere? "La passione è la prima cosa. Ho cominciato a sperimentare lčuso della macchina fotografica fin da piccolo. Ero affascinato da questo oggetto. A quattordici anni prendevo in prestito, se così si può dire, le reflex di mio padre. Già da allora non amavo le immagini statiche, ma riproducevo rudimentali esperimenti di movimento impresso nella pellicola. Tuttčoggi il movimento è alla base della mia ricerca stilistica. Movimento e colore, atmosfere intriganti ed esotiche create dal gioco di luci e ombre. Questi gli ingredienti principali per la riuscita di un lavoro soddisfacente, soprattutto a livello interiore, prima ancora di quello estetico. "Lavorare nella moda significa dover sottostare alla volontà del cliente e alle
esigenze di pubblicazio-ne. Nonostante queste regole nel servizio fotografico inserisco sempre qualcosa di mio, che esuli dallčimmagine piatta e pulita nella quale non mi riconosco. La mia vera natura esce nella ricerca di unčimmagine non convenzionale, ma anche nel creare un concetto che va al di là della fotografia". Testimonianza di questa ricerca è lo studio della doppia esposizione su cui sta concentrando il suo lavoro. "Al concorso ho partecipato solo con immagini sovrapposte realizzate con Polaroid, macchina alchemica grazie allčimmediatezza del risultato, tangibile subito dopo lo scatto, con cui ho cominciato questo percorso".
Ricerca stilistica ripresa e approfondita con lčanalogica (Polaroid sta chiudendo i battenti, ndr) affiancando tecnica e fantasia, un viaggio tra il lato reale e quello surreale della fotografia.